Il modello sistemico-relazionale

Il Modello Sistemico Relazionale è evoluto, a partire dagli anni ’60-’70, attraverso fondamentali salti epistemologici (dalla prima alla seconda cibernetica, alle ipotesi costruttiviste e al modello relazionale trigenerazionale) i quali hanno insieme concorso a definire un diverso modo di guardare allo sviluppo della mente, al comportamento umano e alle relazioni interpersonali.

Il modello sistemico della prima cibernetica: l’organizzazione nel qui ed ora
vonLa prima cibernetica deriva il suo corpo strutturale dall’applicazione in psicologia e psicoterapia di alcuni concetti di derivazione scientifica varia, come la Teoria generale dei sistemi (Von Bertalanffy, 1969), la Teoria del Campo (K.Lewin), la Cibernetica (Wiener, 1948; Ashby, 1971). Introduce modalità osservative differenti, in cui il punto di vista si sposta dalla “parte” alla “organizzazione delle parti”, dalla “singola unità” alle “totalità organizzate”.

Nelle scienze umane, partendo dagli studi sulla comunicazione della Scuola di Palo Alto (Watzlawick, Bateson, Jackson et.al., 1971), il modello sistemico della prima cibernetica ha messo in luce la complessità del comportamento, per la comprensione del quale bisogna considerare la molteplicità di interrelazioni che caratterizzano ogni fenomeno umano. In un sistema infatti (e quindi in un individuo, in una coppia, in una famiglia e nel più esteso contesto sociale) un qualsiasi cambiamento in una delle parti influenza la globalità del sistema e si ripercuote a tutte le altre. Questo meccanismo agisce attraverso circuiti di feedback o retroazione che generalmente conducono i sistemi ad uno stato di equilibrio (o omeostasi, in Italia si veda M.Selvini Palazzoli, 1963). BatesonTeamAttraverso i meccanismi di feedback, tutte le componenti di un sistema si influenzano vicendevolmente, cosicché non esistono cause ultime dei fenomeni ma processi di causalità circolare in cui, tramite flussi di azione-retroazione, le realtà mantengono sé stesse. Ogni evento è, contemporaneamente, causa ed effetto del contesto in cui avviene e, in quest’ottica, per ciascun individuo i rapporti interpersonali, familiari, rappresentano il contesto. I sintomi ed i comportamenti disagevoli, al pari di altre comunicazioni, veicolano quindi informazioni fondamentali sul funzionamento di un determinato sistema di relazioni (es. coppia, famiglia, contesto lavorativo, contesto scolastico) e sono talvolta alimentati da comportamenti con cui altri membri del sistema rispondono ad essi. Per la comprensione di un messaggio dobbiamo inoltre affidarci non solo al suo contenuto verbale ma anche agli aspetti di comunicazione non verbale che lo accompagnano e che, in quanto forma precoce di comunicazione, informano proprio sulla relazione tra gli interlocutori (Watzlawick et. al, op cit.).

Il modello sistemico della seconda cibernetica: il significato nella costruzione soggettiva
L’evoluzione dalla prima alla seconda cibernetica avviene, tra gli anni ’70 e’80, integrando lo sviluppo di modelli interni alla psicologia (es.: evolutivo, cognitivo/costruttivista, psicodinamico) con concetti di differente derivazione scientifica (si veda H.Von Foerster o gli studi sull’autopoiesi di Maturana e Varela).

significatoLa seconda cibernetica ha consentito di superare il concetto di osservazione oggettiva e la pretesa di oggettività insita in alcuni assunti della prima cibernetica. Questo fondamentale “salto epistemologico” ci ha infatti condotto ad apprendere che la realtà come la concepiamo non è una realtà oggettiva ma una nostra rappresentazione, costruita soggettivamente sulla base dell’esperienza. Le esperienze, pregresse ed attuali, determinano il significato che con tutta probabilità attribuiremo agli eventi e guidano il nostro comportamento e le nostre scelte. La realtà soggettiva, inoltre, si costruisce mentre la si conosce, pertanto teorie ed ipotesi smettono di essere riferimenti fermi e diventa essenziale concentrarsi sul divenire dell’esperienza concreta.

In psicoterapia tutto ciò significa prestare attenzione non solo all’esperienza presente ma recuperare l’importanza della storia passata, poiché attraverso quella storia si è costruita la nostra premessa sulla realtà, il nostro specifico punto di vista, il significato emotivo che guida l’attribuzione di senso agli eventi attuali..
Il terapeuta non è neutrale, né oggettivo, né esterno. Anch’egli in base alla sua storia personale contribuisce a costruire la realtà narrata in terapia (Minuchin, 1976) .

Il modello relazionale: il ciclo vitale e i processi intergenerazionali
de chiricoIl modello relazionale nasce alla fine degli anni ‘8o e contiene le acquisizioni convergenti di campi disparati (terapia familiare, psicoanalisi, neuroscienze cognitive, neurobiologia), considera come fondamento della sua osservazione la “relazione” tra le persone ovvero il legame, esistente anche in maniera inconsapevole, che si costruisce e conserva nei valori, nei miti, nei rituali e nei modelli di rapporto.

Le relazioni tra due o più persone sono determinate sia da necessità biologiche ed evolutive sia dalla specifica storia familiare (e dalla cultura sociale di appartenenza) con i suoi significati peculiari, i propri vincoli, le proprie competenze.

La storia si costruisce sia nei transiti da una generazione a quella successiva sia, all’interno di una generazione, passando da una fase all’altra del ciclo vitale (si veda Bowen, 1987, Whitaker, 1990; in Italia Andolfi, Angelo, 1987; Scabini, Cigoli, 2000). Il ciclo vitale, individuale e familiare, è rappresentato dal susseguirsi di eventi normativi, ovvero prevedibili (nascita, matrimonio, distacco dei figli, morte), e paranormativi, ovvero imprevedibili (crolli economici, divorzi, malattie, incidenti). Queste fasi implicano il superamento di una serie di compiti di sviluppo, generalmente legati all’appartenenza e alla separazione rispetto a specifici ruoli e all’esercizio di determinate funzioni. Il ciclo vitale è infatti un susseguirsi di disorganizzazioni momentanee e successive riorganizzazioni, di distacchi ed unioni, ed una parte del modo in cui le persone affrontano questi passaggi ed evolvono da una fase all’altra trova la sua comprensione nell’arco di almeno di tre generazioni.

Il modello relazionale ci ha insegnato quindi a considerare i bisogni individuali e familiari accanto alle necessità di adattamento fisico e sociale, ponendo tra gli obiettivi del benessere uno sviluppo accordato a molteplici componenti: biologiche, psicologiche e sociali.

 

Andolfi, M., Angelo, C. (1987), Tempo e mito nella psicoterapia familiare. Bollati Boringhieri.
Ashby, W. R. (1971) Introduzione alla cibernetica. Einaudi.
Bowen, M. (1979). Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare. Astrolabio, Roma
Maturana, H., Varala, F. (1985) Autopoiesi e cognizione. Marsilio.
Minuchin, S. (1976) Famiglie e terapia della famiglia. Astrolabio.
Scabini, E., Cigoli, V. (2000) Il Famigliare. Raffaello Cortina.
Selvini Palazzoli M. (1963) L’anoressia mentale. Dalla terapia individuale alla terapia familiare. Feltrinelli.
Von Bertalanffy, L. (1969) Teoria Generale dei Sistemi, Mondadori.
Von Foerster H. (1987) Sistemi che osservano. Astrolabio.
Wiener, N. (1948). Cybernetics, or Communication and Control in the Animal and the Machine. MIT Press.
Whitaker, C. A. (1990) Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia. Astrolabio.
Watzlawick, P., Beavin, J., Jackson, D.D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio.